Pubblicazioni > Arti figurative a Biella e a Vercelli: l'Ottocento

PREFAZIONE dell'Avv. Dario Casalini
"Vercelli e il Vercellese vantano una ricca tradizione di pittori. Penso al passato, al Sodoma, al Giovenone, a Gaudenzio Ferrari, a Bernardino Lanino. Ma un fascino tutto particolare, decisamente vitale, è quello dell'Ottocento con le sue Scuole di Disegno, l'Istituto delle Belle Arti, i pittori e i grandi scultori. E il collezionismo privato: un aspetto, questo, finora poco conosciuto ai più nonostante sia stato determinante per il mecenatismo artistico cittadino.
Insomma: un passato degno di rispetto, che testimonia una curiosa - e preziosa - tendenza "visiva" della cultura vercellese.
Tra le immagini e i capitoli di questo volume - uno straordinario panorma, scritto a più, sapienti mani, quasi un girovagare ammirato tra splendide opere d'arte, icone di un bello territoriale troppo spesso nascosto se non dimenticato - si ritrova la storia del nostro territorio, da sempre caro alla Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli.
Tornando indietro di un passo, non è un caso che gli sforzi maggiori della Fondazione siano stati indirizzati, nel corso degli anni, a tener vivi i musei vercellesi e le loro pinacoteche: il che dimostra come la politica di maggiore accessibilità ai musei portata avanti negli anni dalla Fondazione abbia dato i suoi frutti.
Per questo un volume dedicato al patrimonio del Vercellese, così pure del Biellese - la cui storia è legata a noi, volenti o nolenti, da doppio filo - non poteva passare inosservato. Attraverso le immagini e gli scritti pubblicati in queste pagine scorre infatti una storia fatta di grandi nomi, conosciuti e ammirati da tutto il mondo. Ma anche nomi misconosciuti ai molti, passati in una sorte di limbo dimenticato. Nomi, e opere, per i qali da anni ci siamo impegnati nel tentativo di restituirli alla memoria degli abitanti: perchè è dal passato che il nostro futuro passa.
E' quindi con piacere che presentiamo questo prezioso e accurato volume: perchè il suo obiettivo non è solo quello di mostrare il "bello" del nostro territorio, bensì quello di recuperare la nostra memoria attraverso la storia."
PRESENTAZIONE del Prof. Vittorio Natale
"L'Ottocento è, rispetto a epoche più remote, un secolo a noi più familiare, la cui mentalità ci appare spesso immediatamente comprensibile - quando non addirittura condivisibile - e i cui prodotti e le cui opere d'arte accompagnano ancora quotidianamente le nostre giornata. Mentre saremmo molto prudenti a ritenerci esperti del Rinascimento o del Barocco, tutti ci sentiamo in fondo un pò "specialisti" di Ottocento, se non altro per essere custodi di qualche personale memoria o testimonianza. Forse anche per questo il panorama degli studi e delle conoscenze su questo secolo, specialmente a livello locale, tende ad allontanarsi dal percorso principale degli ambienti accademici e scientifici per avventurarsi lungo i sentieri tracciati, in direzioni spesso inesplorate, da collezionisti, dilettanti appassionati, mercanti e i loro consulenti. Sono sentieri da cui non può prescindere chi voglia comprendere meglio il nostro Ottocento, ma che difficilmente riescono a restituirci una mappa generale del periodo, della ricchezza di interrelazioni di cui si nutre e del valore relativo di ogni singolo elemento.
Se guardiamo il caso biellese, certamente quello più eclatante, l'immagine storico-artistica del secolo appare ancora fortemente condizionata da un'unica opera di grande valore scientifico, la monografia su Delleani di Angelo Dragone, edita in due volumi dalla Cassa di Risparmio di Biella nel 1974.
Questo luogo comune condiziona un pò tutti. Eppure alcuni indizi suggerivano che quello del grande artista di Pollone non fosse un caso isolato, ma che dietro alla sua vicenda brulicasse un contesto estremamente ricco e articolato, ancora in parte da scoprire e valorizzare: le prime indagini su Federico Rosazza e Maffei, la tesi di laurea sul collezionismo di Enrico Guagno, le esplorazioni sul patrimonio scultoreo del territorio, gli studi sulla fotografia lasciavano immaginare una situazione quanto mai attraente e vivace.
Uno degli scopi che il libro si è prefisso, per il Biellese, è stato proprio questo: indagare ciò che ha preceduto, che ha favorito, che ha accompaganto la vicenda del grande pittore di Pollone.
Per quanto riguarda Vercelli, una più consistente realtà museale e l'esistenza dell'Istituto di Belle Arti garantivano una situazione maggiormente assestata (fra le varie pubblicazioni disponibili ricordo in particolare quella curata da Amedeo Corio nel 1990 sullo stesso Istituto di Belle Arti, edito dalla Cassa di Risparmio di Vercelli). I vari contributi tendono quindi a evidenziare soprattutto il notevole livello degli artisti e del collezionismo locali e a proporre letture critiche più approfondite e articolate, con l'ausilio di non poche immagini inedite o poco note.
Rispetto ai secoli precedenti, l'Ottocento è attraversato da cambiamenti epocali, per lo più connessi al nuovo carattere che assume lo sviluppo economico. Numerosi aspetti inediti legati a questo fenomeno entrano a buon diritto a far parte della storia dell'arte: le scuole di disegno, le esposizioni di arte e industria, un collezionismo di cui sono protagonisti personaggi del ceto emergente e che costituisce spesso la prima ossatura del moderno sistema museale, la fotografia con i suoi molteplici intrecci con la pittura sono temi che trovano ospitalità nel volume.
L'impressione che il lavoro lascia al curatore - e che spero il libro riesca a trasmettere ai lettori - è quella di avere aperto molte porte, senza tuttavia la presunzione di aver esaurito l'esplorazione del contentuto delle singole stanze.
Fra i risultati più apprezzabili della ricerca mi permetto di segnalare la nuova consistenza che assumono personaggi come i vercellesi Francesco Gagna ed Eusebio Malnate; la pubblicazione di inediti anche di Pietro Narducci - ad Asigliano e Villarboit -, di Rodolfo Morgari - nella residenza di Enrico Guagno al Cenacolo del Piazzo - e di Giacomo Ginotti - presso il Municipio di Biella; la conoscenza del materiale preparatorio di studio per opere importanti di Pietro Ayres e Giuseppe Bozzalla; la riscoperta di un capolavoro a un tempo dell'ebanisteria, dell'architettura e della pittura come il modello di Canina per chiesa nuova di Oropa; l'emergere del ruolo di primo piano assunto per le committenze artistiche anche locali da Filiberto di Collobiano, segretario di Carlo Felice e poi della vedova Maria Cristina, promotore della costruzione neogotica del castello di Montecavallo a Vigliano.
Queste e tante altre sono le porte che si lasciano aperte per futuri visitatori, per approfondimenti e iniziative di valorizzazione. Alla Biverbanca, alle Fondazioni bancarie, a Eventi & Progetti Editore, ai collaboratori e a tutti coloro che hanno reso possibile questa pubblicazione va il mio sincero ringraziamento."
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