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    Arti figurative a Biella e a Vercelli: il Duecento e il Trecento


Pubblicazioni > Arti figurative a Biella e a Vercelli: il Duecento e il Trecento

Copertina del volume
PREFAZIONE dell'Avv. Dario Casalini

"Leggere l'arte. Guardarla, studiarla, sfogliarla. E conservarla. E' l'obiettivo di questo pregevole progetto editoriale che si rivolge non solo agli studiosi ma anche ai semplici appassionati di storia dell'arte. Una collana a cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli è ben lieta di collaborare.
Parlare di arti figurative a Vercelli nel Due e Trecento è stimolante: perché proprio in quel periodo storico - quando altrove non c'erano che villaggi e paludi - la nostra città vantava già radici profonde. Basti pensare allo splendore della Basilica di Sant'Andrea, a quell'autentico gioiello del Salone Dugentesco, all'ospedale voluto dal cardinale Guala Bicheri, all'anfiteatro romano recentemente scoperto, dalle dimensioni sorprendenti.
E che dire della sua Università, che nel Duecento si insediò a Vercelli: già allora vantava un nutrito corpo docente (tra cui un teologo, tre professori di legge, due medici, due dialettici e due insegnanti di lettere) oltre a cinquecento alloggi per studenti. Insomma: una realtà viva, stimolante intellettualmente, che non poteva non rispecchiarsi nelle arti figurative di quel periodo.
Questo volume si pone come un'altra, importante tessera, nella storia del nostro territorio, sempre al centro delle attenzioni della Fondazione. "

PRESENTAZIONE del Prof. Vittorio Natale e della Prof.ssa Ada Quazza

"Nel Due e Trecento, l'intreccio fra le città di Biella e di Vercelli e il loro territorio, nonostante le molte differenze, si presenta densissimo di reciproche interdipendenze. Vercelli si sviluppa come Comune in cui hanno ruolo determinante le grandi famiglie, a Biella invece le corporazioni degli artigiani conquistano un peso maggiore dell'aristocrazia, che appare meno conflittuale ma anche meno determinante; eppure sarebbe impossibile comprendere le vicende, anche figurative, di un territorio senza tenere conto dell'altro: gli spostamenti di sede dei vescovi, da Aimone di Challant a Lombardo della Torre, e di famiglie aristocratiche come gli Avogadro lo dimostrano in modo esemplare.
Gli studi che pubblichiamo hanno potuto giovarsi non solo della bibliografia storica ed archivistica degli studiosi vercellesi e della indagine territoriale di Lebole sul Biellese, ma anche di insostituibili indagini sul campo - in particolare quelle curate da Giovanni Romano nel 1992 e nel 1997 e dedicate al "Gotico in Piemonte" e alla "Pittura e miniatura del Trecento in Piemonte". Questo solido retroterra ha permesso ad alcuni contributi di rivolgere un'attenzione privilegiata ad opere particolarmente significative, come quelle legate alla committenza di Guala Bicheri, o di ricomporre da un punto di vista meno consueto temi già visitati, come il patrimonio di testi miniati della Biblioteca Capitolare di Vercelli; ad altri di offrire una panoramica più libera e ricca di suggestioni, come nel caso della scultura lapidea. Soprattutto ha permesso di esplorare con esiti sorprendenti ambiti fino a oggi poco frequentati, come la scultura lignea, i tessuti e i rari esempi di bacini islamici. Infine, ha sostenuto l'inchiesta accurata e capillare sulle pitture duecentesche, che ora ci offre un inedito repertorio pressochè esaustivo di quanto è sopravvissuto nel territorio.
Dai saggi qui raccolti emerge dunque un quadro ricco di indicazioni e di prospettive. Nel Duecento, con una personalità come il cardinale Guala Bicchieri giunge a Vercelli quanto di meglio e più prezioso si poteve trovare in Europa, tra smalti limosini - che arricchirono poi anche Biella, dove sui medaglioni di San Sebastiano viene fatta nuova luce - e miniature, ma anche sculture e tessuti. Percorsi internazionali seguono anche i bacini che ornano campanili e facciate, che tracciano però rotte opposte, decisamente mediterranee e non nordeuropee.
La scultura di Sant'Andrea, in particolare, appare nobilissima e lascia intravedere, tra dirette connessioni internazionali, il formarsi di un peculiare linguaggio vercellese, in dialogo con la produzione minore diffusa nel territorio. Per la pittura, al contrario, è soprattutto nel Biellese che si incontrano rare e a volte frammentarie testimonianze: ma quanto resta è solo parzialmente in grado di restituirci l'immagine di uno straordinario patrimonio perduto, come documenta il Rotulo di Vercelli, o ancor più l'incredibile vicenda della Vergine di Santa Maria Maggiore a Vercelli, la cui distruzione (o dispersione) risalirebbe solo al 1942.
Fra le molte novità, una, forse quella più succosa, deve essere evocata solo a parole: per la Madonna col Bambino, scultura lapidea recentemente individuata nella Chiesa dei Cappuccini di Vercelli, abbiamo infatti deciso di rispettare la richiesta della direzione restauri e di non sottrarre nulla al desiderio della stessa di realizzare quanto prima una specifica iniziative editoriale. In impaziente attesa di ciò, ultimato il restauro, il capolavoro è tuttavia tornato al suo altare, dove fa bella mostra di sè e dove chiunque può recarsi per completare idealmente l'apparato illustrativo del volume.
Nel Trecento, la lotta fra le fazioni a Vercelli sembra favorire la crescita di Biella, almeno se guardiamo alle arti figurative e all'attiività di un artista come il Maestro di Oropa - per il quale si propongono date leggermente posticipate che non ne sminuiscono l'originalità- ma anche ai tesori di Oropa e alla scultura lignea, che apre una finestra di sorprendente qualità e varietà sul territorio.
Molto di questo patrimonio insostituibile è stato sottoposto negli ultimi anni a restauri oculati, ma molto attende ancora di essere salvato e valorizzato. Si pensi alle condizioni deplorevoli degli affreschi, frammentari ma di grande interesse, del Battistero di Biella, o ad alcune sculture lignee orrendamente e recentemente ridipinte; ma anche alla sezione medievale del Museo del Territorio di Biella, che espone solo parzialmente e in modo poco comprensibile il suo patrimonio, o a un monumento eccezionale come la chiesa del castello di Valdengo, interamente affrescata dal Maestro di Oropa, che meriterebbe di essere messa a disposizione della fruizione del pubblico.
Con ciò si entra nel merito del futuro e delle belle intenzioni, che comprendono anche possibili approfondimenti che da questa opera editoriale potranno essere stimolati.
La collana che la Biverbanca e le Fondazioni delle Casse di Risparmio di Biella e Vercelli hanno voluto dedicare alle arti figurative nel territorio elettivo della loro attività è giunta, oseremmo dire felicemente, al quinto volume. Essa ci ha regalato un repertorio del patrimonio artistico locale che ci appare straordinario per completezza e qualità divulgativa, anche nel panorama dell'editoria internazionale.
La collana copre ormai il periodo dal Due all'Ottocento, che se non può definirsi esaustivo delle vicende figurative locali, certo è molto ampio e coerente nel suo insieme. Essa ha dato, ci auguriamo, un contributo alla riscoperta e alla valorizzazione delle ricchezze locali, che mai come in questo volume dialogano a un livello di parità con i momenti più alti della storia dell'arte europea."

 


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